Nam June Paik

(Di Francesco Pozzi) – Artista “ribelle” e controtendenza, Nam June Paik si è formato come compositore classico: ha poi cercato di espandere radicalmente i parametri dell’arte del suo tempo, andando contro i rigidi confini tra generi e discipline, considerati intercambiabili dall’artista, il quale ha sperimentato l’uso di una amplissima gamma di media artistici innovativi. 

Nel corso della sua carriera lunga oltre cinque decenni, Paik ha lavorato con artisti d’avanguardia e popstar; allo stesso modo ha creato un tipo di videoarte rivoluzionaria, installazioni immersive, una serie di robot televisivi, trasmissioni in diretta, opere d’arte partecipative e molto altro ancora. L’artista, nato in Corea del Sud, è stato un visionario nel vero senso del termine e spesso talmente umoristico e paradossale quasi da non essere preso sul serio. Eppure è stato tra i primi a capire la centralità dei nuovi mass media che avrebbero per sempre cambiato il modo di comunicare e di fare arte. Paik ha anticipato e previsto l’importanza dei mass media e delle nuove tecnologie, coniando la frase “superstrada elettronica” nel 1974, prevedendo il futuro della comunicazione nell’era di Internet. La tecnologia è infatti parte integrante del lavoro dell’artista di origini sudcoreano.

Una sua opera importante è “Sistine Chapel”, perla assoluta della carriera di Paik. Essa è un’installazione su larga scala composta da 40 videoproiettori che trasmettono immagini sovrapposte di grafici e personalità della cultura pop, tra cui l’artista Joseph Beuys e la rock star Janis Joplin, in rapida successione, Hans Haacke. La Cappella Sistina della videoarte è un simbolo della poetica dell’artista di origini asiatiche, che oltre ad esplorare le potenzialità dei vari media che ha utilizzato, ha cercato di includere il tema delle icone e della cultura di massa all’interno della sua produzione artistica. 

La sua opera è difficilmente catalogabile, ma la riassumiamo con una frase dello stesso Paik: “Un giorno, gli artisti lavoreranno con condensatori, resistori e semiconduttori come lavorano oggi con spazzole, violini e spazzatura”.


Francesco Pozzi collabora con la rivista di arte contemporanea “Segno” ed è autore di “Blog Spazio Arte”


(By Francesco Pozzi) – “Rebel” and countertrend artist, Nam June Paik trained as a classical composer: he then tried to radically expand the standards of the art of his time, going against the rigid boundaries between genres and disciplines, considered interchangeably by the artist, who has experimented with the use of a very wide range of innovative artistic media.

Throughout his five-decade-long career, Paik has worked with avant-garde artists and pop stars; similarly he has created a revolutionary type of video art, immersive installations, a series of television robots, live broadcasts, participatory artworks and much more. The artist, born in South Korea, was a visionary in the true sense of the term and often so humorous and paradoxical that he was almost not taken seriously. Yet he was among the first to understand the centrality of the new mass media that would forever change the way of communicating and making art. Paik anticipated and predicted the importance of mass media and new technologies, coining the phrase “electronic superhighway” in 1974, predicting the future of communication in the Internet age. Technology is in fact an essential part of the work of the South Korean artist.

One of his important works is “Sistine Chapel”, the absolute pearl of Paik’s career. It is a large-scale installation made up of 40 projectors that broadcast overlapping images of pop culture graphics and personalities, including artist Joseph Beuys and rock star Janis Joplin, in quick succession, Hans Haacke. The Sistine Chapel of video art is a symbol of the poetics of the artist of Asian origins, who in addition to exploring the potential of the various media he used, tried to include the theme of icons and mass culture within his artistic production.

His work is difficult to categorize, but we summarize it with a phrase by Paik himself: “Someday, artists will work with capacitors, resistors and semiconductors as they work today with brushes, violins and junk”.


Francesco Pozzi collaborates with the contemporary art magazine “Segno” and is the author of “Blog Spazio Arte”


(Translation by Giancarlo Pappagallo)