Lee Jung-seob, un vero maestro dell’arte coreana

“Bull”, 1953-1954

Lee Jung-seob (이중섭) è tra gli artisti coreani più noti e amati del XX secolo. La sua breve ma intensa vita è quasi una leggenda. Dalla sua nascita, nel 1916, fino alla sua morte a soli quarant’anni, nel 1956, Lee condusse una vita umile e senza riconoscimenti artistici. Solo dopo la sua morte cominciò una rivalutazione critica della sua arte. Oggi, Lee Jung-seob è considerato uno dei grandi maestri dell’arte coreana contemporanea.

Nato nella provincia di Pyongwon (oggi Corea del Nord), ha trascorso la sua vita errando da un luogo all’altro, vivendo in più di dieci città, tra cui Pyongyang, Tokyo, Seogwipo, Busan e Seoul. Malinconia e desiderio d’amore avvolgono i suoi dipinti, ma anche un senso di vuoto e di innocenza.

Gli ultimi anni della sua vita, gli anni ‘50, rappresentano senz’altro il periodo artisticamente più prolifico per l’artista. Sono anni durissimi per lui e per una Corea appena uscita dalla guerra, ma sono anche gli anni che testimoniano l’incredibile spinta creativa di Lee, una forza che lo aiuta a superare la miseria e le grandi difficoltà della vita. In una lettera del 1954, densa di significato, l’artista scrive alla moglie: “L’arte è un’espressione infinita di amore. Quando sei pieno di vero amore, il tuo cuore è in grado di raggiungere uno stato di purezza”. Anche durante il suo ultimo anno di vita, caratterizzato non solo dai soliti problemi economici ma anche da pesanti problemi di salute, l’artista non ha mai abbandonato i suoi pennelli.

Fortemente emblematici di questi duri anni sono i lavori realizzati su carta stagnola. L’artista era un avido fumatore, ma ancor più importante delle sigarette era per lui la carta stagnola dei pacchetti. Riuscendo a fatica a sopravvivere, e non avendo sempre il denaro necessario per acquistare i materiali artistici (tele e colori ad olio), Lee utilizzava la carta stagnola delle sigarette al posto della tela. Le ristrettezze economiche avevano dunque spinto l’artista a inventare una nuova tecnica.I dipinti su carta stagnola vennero realizzati graffiando le immagini sulla superficie argentata, applicando poi la vernice su tutta la superficie, ed infine eliminando la vernice in eccesso e lasciandola solo nelle rientranze incise. L’artista non si è mai posto limiti sui materiali da utilizzare. E’ stato un grande sperimentatore, un vero esploratore della tecnica.

“Two Children”, 1950s

Centrale nella poetica dell’artista è inoltre il toro. L’artista aveva una vera predilezione per quest’animale, in particolare per i tori bianchi, che considerava un simbolo del popolo coreano, caratterizzato dalla pazienza e dalla tenacia nel superare le difficoltà e le avversità della vita. Sono molti i dipinti ad olio di Lee che hanno rappresentato il toro, sono opere cariche di energia vitale, di risolutezza e di audacia, a tratti di ferocia e di primordialità.

Il 6 settembre 1956, Lee Jung-seob moriva in solitudine all’ospedale della Croce Rossa a Seodaemun-gu, nel centro di Seoul. Solo molti anni dopo la sua morte la critica ha cominciato ad occuparsi di lui rendendogli giustizia attraverso importanti lavori di ricerca e mostre personali retrospettive.

“White Ox”, 1954
“Children in the Seashore”, 1950s

Lee Jung-seob (이중섭) is among the best known and most loved Korean artists of the 20th century. His short but intense life is almost a legend. From his birth in 1916 until his death at the age of forty in 1956, Lee led a humble life without artistic recognition. Only after his death, a critical reassessment of his art begin. Today, Lee Jung-seob is considered one of the great masters of contemporary Korean art.

Born in the province of Pyongwon (now North Korea), he has spent his life wandering from place to place, living in more than ten cities, including Pyongyang, Tokyo, Seogwipo, Busan and Seoul. Melancholy and longing for love envelop his paintings, but also a sense of emptiness and innocence.

The last years of his life, the 1950s, undoubtedly represent the artistically most prolific period for the artist. These are very hard years for him and for a Korea that has just come out of the war, but they are also the years that testify to Lee’s incredible creative drive, a force that helps him overcome the misery and great difficulties of life. In a letter from 1954, full of meaning, the artist wrote to his wife: “Art is an infinite expression of love. When you are full of true love, your heart is able to reach a state of purity ”. Even during his last year of life, characterized not only by the usual economic problems but also by serious health problems, the artist never abandoned his brushes.

Strongly emblematic of these hard years are the works he made on tinfoil. The artist was an avid smoker, but even more important than the cigarettes was the tinfoil of the packets. Struggling to survive, and not always having the money to buy the art materials (canvas and oil paints), Lee used cigarette tinfoil instead of canvas. Economic hardship had therefore prompted the artist to invent a new technique. The paintings on tinfoil were made by scratching the images on the silver surface, then applying the paint over the entire surface, and finally eliminating the excess paint and leaving it only in the recesses. engraved. The artist has never set limits on the materials to be used. He was a great experimenter, a true explorer of technology.
Central to the artist’s poetics is also the bull. The artist had a real predilection for this animal, in particular for white bulls, which he considered a symbol of the Korean people, characterized by patience and tenacity in overcoming the difficulties and adversities of life. There are many oil paintings by Lee who represented the bull, they are works full of vital energy, resoluteness and audacity, at times ferocity and primordiality.

On September 6, 1956, Lee Jung-seob died in solitude at the Red Cross hospital in Seodaemun-gu in central Seoul. Only many years after his death did critics begin to deal with him and do him justice through important research works and retrospective solo exhibitions.