“Burning” nelle sale italiane dal 19 settembre.

Arriva il 19 settembre nelle sale cinematografiche italiane l’ultima opera del regista coreano Lee Chang-dong, un thriller dalla forte carica emotiva e drammatica che ruota attorno alle inquietudini di un triangolo amoroso. Il è film ispirato al racconto “Granai incendiati” di Murakami.

Come illustrato dallo stesso regista: “Il mondo in cui viviamo è diventato misterioso: sentiamo che qualcosa non va, sotto la superficie funzionale della modernità. Sembra quasi di trovarsi di fronte a un gigantesco rompicapo e le persone, nominate dalla nazionalità, dalla religione o dallo stato sociale, sono piene di rabbia. I giovani, soprattutto. Non abbiamo trovato risposte nel presente e non riescono a identificare un obiettivo, sentendosi impotenti”.

Burning rappresenterà la Corea del Sud agli Oscar 2019 nella categoria miglior film straniero. Nel cast Yoo Ah-in, Jeon Jong-seo e Steven Yeun, quest’ultimo divenuto celebre a livello internazionale per il ruolo di Glenn Rhee nella serie cult The Walking Dead.

A seguire, la sinossi ufficiale del film:

Jongsu, un giovane fattorino con aspirazioni letterarie, incontra Haemi facendo una consegna. I due invitati a frequentarsi e la ragazza, prima di affrontare un viaggio in Africa, gli chiedono di occuparsi del suo gatto. Jongsu accetta, ma quando Haemi ritorna non è più da sola: ha conosciuto Ben, tanto ricco quanto misterioso, e ora sta per conoscerlo anche lui. Niente sarà più come prima …

Arte coreana: collezione National Museum of Korea

I dipinti raffiguranti le tigri sono da sempre stati molto popolari in Corea, spesso utilizzati per allontanare gli spiriti maligni. 
La maggior parte dei dipinti di tigri presenta alcuni elementi di sfondo come alberi di pino, bambù o gazze, ma in questo caso l’artista rinuncia allo sfondo, consentendo alla tigre di riempire l’intero spazio, ed è questo elemento a rendere l’opera innovativa. 
Con la coda arricciata in una caratteristica forma a “S”, la tigre sembra fare passi attenti, come se si stesse avvicinando a una possibile preda. Questi dettagli, insieme allo sguardo feroce e penetrante della tigre, trasmettono un palpabile senso di tensione, a dimostrazione della competenza dell’artista. 
Dettagli minuti sono dipinti con pennelli fini, un marchio dei dipinti di animali della tarda dinastia Joseon.

Nell’immagine, un’opera di autore anonimo del 18^ secolo, cm 96 X 55, inchiostro su carta. Collezione National Museum of Korea, Seoul.

Un Pulitzer al fotografo coreano Kim Kyung-hoon.

Il fotografo della Reuters Kim Kyung-hoon è il primo fotografo sudcoreano ad aggiudicarsi un premio Pulitzer per il suo lavoro su una carovana di migranti centroamericani al confine USA.

Kim Kyung-hoon ha ripreso una donna honduregna di nome Maria Meza in fuga con le sue figlie gemelle di cinque anni dai gas lacrimogeni al confine degli Stati Uniti il ​​25 novembre scorso. Il comitato Pulitzer ha riconosciuto le fotografie per “una vivida e sorprendente narrazione visiva dell’urgenza, della disperazione e della tristezza dei migranti”.

Yoon Hyup a Milano

L’artista coreano Yoon Hyup è in mostra alla Galleria Antonio Colombo Arte Contemporanea (Milano, Via Solferino 44) fino all’11 maggio 2019.

Yoon Hyup ha iniziato la sua carriera di artista nei primi anni 2000, dipingendo muri e partecipando a live painting con DJ.
Influenzato dalla cultura urbana e dallo skateboarding, di cui è stato atleta professionista, Yoon ha affinato un personale modo di dipingere, fatto di linee e punti, ispirato in gran parte dalla ritmicità dello skeitare, ma anche dall’improvvisazione della musica jazz, funk e hip hop.
Yoon Hyup ha partecipato a mostre personali e collettive in gallerie d’arte e ha realizzato installazioni in spazi pubblici.
Ha lavorato per importanti realtà internazionali come Nike, Converse, Cinelli, Facebook e molti altri.
I suoi lavori sono esposti in numerose città del mondo, come New York, San Francisco, Tokyo, Seoul, Shanghai, Hong Kong e San Sebastian.
Per la sua prima mostra in Italia, Yoon Hyup ha realizzato una nuova serie di opere astratte, nate dall’esplorazione di differenti paesaggi urbani, dei quali l’artista ne riproduce il ritmo, il flusso e l’energia positiva.

L’artista coreana Cho Sung-Hee alla Fondazione Mudima.

Si inaugura giovedì 11 aprile 2019, alle ore 18,30, presso La Fondazione Mudima, la prima mostra personale in Italia dell’artista coreana Cho Sung-Hee.

I pezzi dell’artista, generalmente monocromatici, richiamano la corrente artistica coreana conosciuta con il nome di “Monochrome Art Movement”, nata alla fine degli anni ’60 e sviluppatasi fino agli anni ’80, e che vede fra i principali promotori artisti molto noti del calibro di Lee Ufan (1936), Seo-bo Park (1931) e Young Woo Kwon (1926), artisti che hanno combinato la tradizione coreana con la formazione occidentale dando vita ad un’arte che esplora il colore, esamina la superficie, esprime la trama e le sfumature.

Nel costruire la superficie dei suoi dipinti, Cho Sung-Hee usa un metodo di collage in cui ogni cerchio è tagliato a mano o delicatamente strappato, poi stratificato con pigmenti a olio e collocato uno sull’altro, su dei bastoncini anch’essi di carta, creando così un effetto tridimensionale dell’opera.

Molti suoi lavori sono un inno alla fioritura che troviamo non solo nelle sue opere (da qui la parola “blossom” presente in molti titoli delle opere), ma anche nella cultura tradizionale asiatica del godere della bellezza della fioritura primaverile, simbolo della fragilità, ma anche della rinascita e della bellezza dell’esistenza.

La mostra sarà visitabile fino al 10 maggio 2019.

Yun Hyong-keun

Yun Hyong-Keun, “Burnt Umber & Ultramarine”, 2002, olio su tela di lino, cm 112 x 162.

Yun Hyong-keun (1928-2007) ha vissuto uno dei periodi più traumatici della storia coreana, con gravi eventi legati al dominio coloniale giapponese, alla guerra di Corea e alla dittatura del dopoguerra, periodi durante i quali Yun è stato incarcerato ben quattro volte. Solo dopo essere sopravvissuto a questi tragici eventi Yun si è dedicato all’arte dal 1973, quando aveva 45 anni.
Dal momento in cui si dedicò alla pittura, Yun stabilì chiaramente il proprio mondo artistico che definì egli stesso la “porta del cielo e della terra”. Nella serie di opere più note (tra cui quella nell’immagine), Yun usava un largo pennello per applicare spessi blocchi di vernice a tele di cotone o lino. La vernice, apparentemente nera, era in realtà una mescolanza di due colori: il blu (che rappresenta il “paradiso”) e la terra d’ombra (che rappresenta la “terra”). Con questi dipinti semplici, genuini e organici Yun è riuscito a tradurre i valori dell’estetica tradizionale coreana nel lessico dell’arte contemporanea internazionale.

La Corea paese ospite a MIA Photo Fair di Milano.

La Corea sarà ospite d’onore al MIA Photo Fair, la fiera internazionale di fotografia contemporanea che si svolgerà a Milano dal 22 al 25 marzo presso “The Mall”.

Focus Korea “Postmodern – short stories” è il titolo del progetto espositivo che offrirà ai visitatori del MIA Photo Fair una visione dello stato attuale della fotografia contemporanea coreana.
Il progetto, ideato dal Consolato Generale della Repubblica di Corea a Milano, realizzato grazie al finanziamento della Korea Foundation, e curato da Christine Enrile, è nato con l’obiettivo di promuovere il talento di giovani artisti e per condividere l’attuale realtà dell’arte contemporanea coreana con il pubblico italiano e non solo.

Le opere esposte sono state selezionate attraverso un concorso rivolto ad artisti coreani emergenti con un comune denominatore ovvero quello di provenire da paesi europei. La giuria, formata da professionisti del settore, ha operato tenendo conto della contemporaneità, dell’originalità, della ricerca linguistica e dell’efficacia comunicativa espressa da ogni opera decretando vincitori Gihoon Kim, Shinwook Kim, Minhee Ahn, Dohyeon Eom, Cho Daso e assegnando una menzione speciale a Moon Choi.